28/09/2007

In Trastevere They Trust

 

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Trastevere è in mano americana.

Sono ovunque.

Vivono Roma come vivrebbero un Campus.

Passano sopra Ponte Sisto come fosse un cavalcavia della metropolitana.

Spruzzano le loro notti di vino, ma lo fanno come fosse cocacola.

Si vestono come americani, impermeabili a negozi, vetrine e loro simili megliovestiti.

E la smetto con i luoghi comuni.

 

Eppure trasmettono una sensazione fresca.

Per loro Il Centro di questa città è come Disneyland, hanno pagato il biglietto e se la godono.

Capiscono poco di quello che li circonda, ma che gliene frega, sono contenti così e fanno bene.

 

Bambini viziati e sfrontati come solo i gringos sanno essere, stanno occupando un vuoto.

Il vuoto l'abbiamo lasciato noi, che ci siamo nati, che ci viviamo

e che abbiamo smesso di voler capire Roma, convinti che tutto sia già stato detto e pensato.

 

Gli Yankee ci stanno dicendo che Roma c'è, basta prenderla.

Magari con mano leggera, ché Roma è di chi la scopre.

 

22:45 Scritto da: garrincha_7 in Racaille | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: roma, trastevere, john cabot | OKNOtizie |  Facebook

18/09/2007

Chiquita Kills - Banane al Sangue

Era il 5 dicembre del 1928 quando l'esercito colombiano, pagato profumatamente dalla statunitense United Fruit Company, giunse a Cienaga, nella zona di Santa Marta, per mettere fine alle lotte dei bananeros.

 

I lavoratori delle piantagioni di banane gestite dalla UFC rivendicavano, tra l'altro, il diritto al riposo domenicale, a condizioni sanitarie dignitose, all'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, a modesti aumenti salariali, ma più di ogni altra cosa volevano che il loro salario venisse corrisposto in denaro e non i buoni spesa da utilizzare dentro gli spacci della stessa UFC.

 

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Quel giorno vennero uccise più di 100 persone inermi e i feriti furono circa 200.

"La carneficina di Cienaga chiarì che le forze armate colombiane erano disposte ad agire come un plotone di esecuzione del proprio popolo pur di tutelare gli interessi del capitale straniero" [Guido Piccoli - Colombia il paese dell'eccesso]

Sarà poi proprio Gabriel Garcia Marquez a ricordare questo episodio nel suo capolavoro, Cent'anni di solitudine.

 

Bene, a quasi 80 anni da quel giorno un'impresa statunitense, di fatto l'erede diretta di quella United Fruit Company, è stata condannata per aver pagato - sempre profumatamente - truppe paramilitari colombiane.

 

Si tratta della "famigliare" Chiquita*, la banana "10 e lode", che a leggere la sentenza del giudice Royce Lamberth, del Tribunale Federale di Washington D.C., ha finanziato dal 1997 al 2004 i gruppi paramilitari colombiani e che per questo dovrà pagare 25 milioni di dollari di multa.

 

In realtà la multa è il risultato di un accordo tra Chiquita e Tribunale Federale, in seguito al quale in nomi dei dirigenti della Chiquita coinvolti verrano tenuti segreti (la reputazione innanzi tutto...)

 

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Il pubblco Ministero Jonathan Malis ha comunque definito la condotta della Chiquita "moralmente ripugnante", ricordando che il denaro della Compagnia statunitense è servito a "finanziare le pallottole che hanno ucciso colombiani innocenti".

 

Ad ogni modo le agenzie di mezzo mondo hanno rilanciato la notizia, anche se al momento non se ne trova traccia tra quelle in italiano, comunque ecco qui di seguito la notizia in questione in inglese, francese e spagnolo

 

* "Interessante" leggere il contenuto del Codice di Condotta della Chiquita.

Non riesco a linkarlo, comunque qui di seguito posto i punti introduttivi, poi basta andare sul sito della Chiquita, clickare su Corporate Responsability (in alto a destra), poi sul menù che vi trovate a sinistra andate su Code of Conduct e scegliete la lingua che preferite.

 

Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere.

 

Comunque ecco l'incipit del capolavoro:

 

I NOSTRI VALORI FONDAMENTALI

INTEGRITÀ

  • Viviamo secondo i nostri valori fondamentali.
  • Comunichiamo in modo aperto, onesto e leale.
  • Conduciamo i nostri affari in modo etico e legale.

RISPETTO

  • Trattiamo gli altri con lealtà e rispetto.
  • Riconosciamo l’importanza che ha la famiglia nella vita dei nostri dipendenti.
  • Diamo il giusto valore e traiamo beneficio dalle differenze individuali e culturali.
  • Incoraggiamo l’espressione individuale, il dialogo aperto ed il senso di appartenenza.

OPPORTUNITÀ

  • Crediamo che la crescita e il miglioramento professionale dei nostri dipendenti siano una chiave per il successo.
  • Incoraggiamo il lavoro di gruppo.
  • Riconosciamo il contributo che i nostri dipendenti danno al successo dell’Azienda.

RESPONSABILITÀ

  • Siamo fieri del nostro lavoro, dei nostri prodotti e della soddisfazione dei nostri clienti.
  • Ci comportiamo responsabilmente all’interno delle comunità e degli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.
  • Siamo responsabili dell’uso attento di tutte le risorse a noi affidate e del riconoscimento di un equo ritorno finanziario per nostri azionisti.

 

11/09/2007

Le Banche di Cosa Nostra

 
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Le banche rappresentano la rete piu' estesa della connivenza con gli interessi finanziari della mafia. I soldi vengono ripuliti li'. Ne e' convinto Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, in una intervista a Sintesi Dialettica. "La politica - spiega Forgione - non ha avuto la forza di approvare una buona legge come quella sull'anagrafe dei conti correnti - legge Mancino del 1993, mai applicata in 15 anni. Da qui, quando si arresta un mafioso e gli si vogliono congelare subito i conti correnti, il mafioso, o l'amministratore del mafioso, ha tutto il tempo per svuotarli e movimentarli via internet in uno dei tanti paradisi fiscali del pianeta. Noi non abbiamo neanche la possibilita', attraverso l'anagrafe dei conti correnti e l'anagrafe degli immobili, di capire anche gli spostamenti di proprieta' e le movimentazioni catastali. Manca, quindi, la possibilita' di intervenire proprio li' dove si concentra il potere mafioso".
 
Insomma, per il Presidente della Commissione Antimafia il ruolo delle banche e' centrale. Per Forgione, dunque, e' necessario aggredire "il santuario del mercato", altrimenti non si possono sconfiggere le mafie. "100.000 milioni di euro all'anno e' l'ammontare di movimentazione delle mafie di cui almeno il 60% entra nell'economia legale - dice ancora - Da qui si apre il problema della rintracciabilita' dei flussi e dei patrimoni. Le mafie non hanno piu' la coppola e la lupara dei film in bianco e nero. Hanno capito che investire in patrimoni e' rischioso per cui "finanziarizzano" le loro attivita'. E per colpire questo livello di "finanziarizzazione" e intercettarne i flussi, bisogna aggredire il sistema bancario".
 

14:18 Scritto da: garrincha_7 in Rassegna Stramba | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook